Riappropriamoci delle Nostre Piazze

Urbanistica

Il centro storico è il nucleo urbano originale, datato almeno di un secolo e coincidente con la parte più vitale della nostra città. Nel corso degli anni ha subito infiltrazioni di strutture sempre più discordanti con quelle antiche, che ne hanno mutato, più o meno fortemente, l’autenticità nonchè pesanti modificazioni urbanistiche che fanno sentire sempre più forte il desiderio di riappropriarsi di questo spazio essenziale per la vita della comunità.

Il concetto di centro storico è nato all’inizio dell’Ottocento, quando, in piena rivoluzione industriale, in opposizione al concetto di città moderna, il tessuto urbano della città storica si è scontrato con le nuove esigenze organizzative dettate dalla crescita urbana.

L’autenticità figurativa e strutturale di un centro storico è quella del contesto delle opere antiche, che in ogni secolo vi sono costruite, e che le vicende storiche hanno tramandato fino a noi, con tutte le trasformazioni subite per esigenze pratiche o di gusto e che le civiltà hanno reso testimonianze per noi ancora valide.

L’unità che una forma antica assume è ciò che questa unità esprime nella sua interezza, un processo storico

Giuseppe Samonà – L’unità architettura urbanistica

Ma il valore di un ‘centro’ non è dato soltanto dalla questione architettonica, bensì dall’importanza che la popolazione gli attribuisce. Durante gli Anni Settanta in molte piazze e strade delle città italiane, in particolare quelle di maggiori dimensioni, giovani e meno giovani discutevano, suonavano, raccontavano, cantavano, ascoltavano: il centro era un luogo di confronto in cui le espressioni artistiche più disparate prendevano forma attraverso performance spontanee ed improvvisate; spazi nei quali le parole generavano occasioni per riflettere, scambiare idee, creare germogli culturali, come nelle “agorà” dell’antica Grecia.

Con il tempo questa energia si è dissipata e nel corso di qualche decennio si è verificato un totale rovesciamento dei ruoli tra pedone ed automobile, con una netta prevalenza di quest’ultima nell’occupazione dello spazio urbano e nelle abitudini sociali. Assistiamo, quindi, a fenomeni quali la vera e propria “vetrinizzazione” dei centri storici, al degrado degli spazi comuni e all’inadeguata dotazione di servizi nei quartieri di edilizia pubblica, anche per impostazioni progettuali che a distanza di tempo mostrano evidenti difetti di valutazione spaziale e sociale.

Com’è possibile riappropriarsi delle piazze?

Riappropriarsi delle piazze e delle aree pedonali non rappresenta solamente un atto di “vita” della città che la allontana dal concetto di “città-deserto”, ma anche un momento per condividere e sviluppare costantemente laboratori di pensiero e di condivisione di idee. Tutto ciò è attuabile attraverso la pianificazione di una serie di eventi culturali: un esempio virtuoso in tal senso è l’iniziativa “Illuminata” organizzata a Cuneo dal 2015, in cui attraverso l’utilizzo di 2 milioni circa di lampadine, e con la collaborazione di moltissimi volontari, per una settimana organizza spettacoli di musica e arte.

Tuttavia, se non si mantiene il continuo fermento culturale e il contagioso clima di festa popolare, passata la novità si rischia un abbandono, perché il mercato del giovedì e qualche sporadica iniziativa il sabato o la domenica non bastano se lungo la settimana, e soprattutto durante il periodo invernale, il nostro centro diventa un deserto. Questo comporterebbe anche il gettare al vento gli investimenti effettuati dal Comune e dai privati per valorizzare la piazza e renderla più vivibile.

Dal punto di vista progettuale, per fare in modo che le persone vivano le piazze è importante che esse siano accoglienti, piacevoli e familiari, ma soprattutto che siano pensate a “dimensione umana”, valorizzando le aree pedonali e ciclabili.

Jan Gehl, architetto e urbanista danese, nel suo scritto “Cities for people”, mette in evidenza che le città in cui viene progettato a scala umana risultano più salutari, sane e sicure. Una volta scelti percorsi per cicli e pedoni, le città acquistano in vivibilità: la qualità dell’aria è migliore e le persone possono passare del tempo passeggiando tranquillamente tanto durante il giorno quanto la sera. Ad un centro libero dall’automobile, Gehl associa un buon uso dei trasporti pubblici: i due aspetti devono essere legati da un vincolo indissolubile di collaborazione e di simbiosi, in quanto l’uno non può sussistere in mancanza dell’altro.

In conclusione, un centro si definisce vivibile quando è possibile creare delle relazioni sociali al suo interno; per raggiungere questo obiettivo diventa pertanto imprescindibile la riorganizzazione dello spazio del centro storico e la creazione di un calendario di eventi che facciano sì che le piazze siano ripopolate.

 

Irene Simionato
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