Leggere Gratuitamente nelle Città: dalle Biblioteche al Book Crossing

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Il libro: che cos’è? Ormai è un essere quasi mitologico, un animale in via d’estinzione per la cui sopravvivenza alcuni gruppi di persone combattono ancora duramente ogni giorno: i lettori. È fondamentale promuovere la frequentazione dei luoghi in cui si legge e s’impara per contribuire ad un mondo migliore!

Il libro è quel piccolo oggetto usato a volte come soprammobile, a volte come status symbol, ma che prima di tutto è un potentissimo contenitore di esperienza e immaginari, stimolante, compagno di viaggi e di giornate grigie, un modo per arricchirsi interiormente, per imparare a scrivere e a volte qualcosa che cambia addirittura il nostro modo di vedere il mondo.

Per questo i libri che si trovano nelle librerie hanno un prezzo, che a mio parere è irrisorio a confronto con ciò che esso ci offre. Ma pensate, noi siamo così fortunati da poter leggere anche completamente gratis!

Dall’antichità esistono le biblioteche, luoghi meravigliosi e colmi di cultura. Sappiamo poco delle prime biblioteche, come quella di Alessandria, che probabilmente erano grandi laboratori editoriali, diversamente da quelle medievali più legate al culto religioso. Dal 1800 hanno cominciato a nascere invece le biblioteche pubbliche, più simili a quelle dei giorni nostri: alcune conservano volumi rari e preziosi che si possono consultare solamente sul luogo, altre permettono di portarsi tutto a casa con sé; ci sono biblioteche specializzate in volumi di un certo settore, come quelle universitarie, mentre altre in cui si trova tutto e di più.

Ogni paese ne ha una, ce n’è di spettacolari ma anche di poco curate e scarne. Non sempre la città dove si abita, in particolar modo se è piccina, può fornire ad un lettore tutto ciò che desidera. Ci sono anche persone che addirittura non prendono in considerazione l’idea di prendere in prestito un libro perché hanno la smania di possederlo e tenerlo nella propria libreria per sempre (cosa del tutto comprensibile).

Esiste però in maniera consistente dagli anni novanta un altro modo di leggere gratuitamente che ha preso piede ormai un po’ ovunque: lo scambio di libri, che è un po’ anche quello che si fa tra amici. Vengono collocati in punti particolari delle città o all’intero di edifici pubblici, come gli ospedali, queste cassettine o armadi in cui le persone possono depositare i propri libri e prenderne lo stesso numero.

L’iniziativa di abbandonare scritti per condividerne il contenuto è piuttosto antica, e forse possiamo individuare nel filosofo greco Teofrasto la prima iniziativa di liberare in mare alcuni testi chiusi in bottiglia. Più recentemente, nei primi anni novanta, possiamo citare “Nati per leggere”, nata negli ospedali di Boston per vivacizzare le sale d’aspetto. In Italia circa nello stesso periodo è nata una iniziativa omonima.

Nel 2001 nasce ufficialmente il termine “book crossing” attraverso il quale questa pratica viene riconosciuta internazionalemente e replicata.

Questo significa creare una rete tra lettori che abbia solo una condizione, cioè che per prendere è necessario donare. Se poi il libro non fa per te puoi riportarlo e prendere qualcos’altro senza doverlo tenere a casa come monito di un percorso spiacevole o che non sei riuscito a terminare. Se invece ti ha fatto impazzire potrai tenerlo con te anche per sempre, sottolineandolo e stropicciandolo quanto ti pare.

Il grandissimo punto debole di questa iniziativa però è questo fatto, che non permette nella maggior parte dei casi di scatenare entusiasmo tra lettori: si parcheggiano in queste librerie di tutti i libri più brutti trovati in casa, con la speranza di trovare qualcosa di meglio. Si portano lì i libri regalati da qualcuno che proprio non conosceva i nostri gusti, impacchettandoci qualche storiella scadente che potrebbe essere utilizzata solo per capire come sarebbe meglio non scrivere.

Invece tra lettori si dovrebbe voler condividere le storie che ci hanno lasciati a bocca aperta o con le lacrime agli occhi, quelle che custodiamo nel cuore anche dopo anni e di cui ricordiamo perfettamente il personaggio di cui eravamo innamorati o le frasi che pronunciava. Questo renderebbe il gioco più vivo.

Anche a Noale l’iniziativa è stata sperimentata con un successo relativo, forse perché i cittadini non erano ancora pronti o appunto avevano deciso di lasciare liberi libri che odiavano anche loro. Negli ospedali e in qualche negozio è ancora presente qualche piccolo scaffale ma purtroppo non si trova nulla di entusiasmante. Forse con impegno e sensibilizzazione si potrebbe creare una rete forte di bookcrossers che possano anche giocare un ruolo fondamentale nello stimolare non lettori a diventarlo, soprattutto in questa epoca contemporanea in cui è sempre più complesso avvicinarsi al libro.

Dunque, lettori, uniamoci!